Giornalismo, nuove frontiere: un’espansione orizzontale

Pochi giorni fa mi è capitato di assistere ad una lezione introduttiva di Online Journalism alla City University of London. Il giovane rampollo del web, tale Paul Bradshaw, l’ha sparata subito grossa:

“if something is online, it is perceived as part of reality, but if it is not it might as well not exist”

Una piccola citazione che presuppone un rovesciamento copernicano di prospettiva. Non è più la realtà che determina il web ma il contrario: è il web a stabilire cosa è reale o no. Evidentemente Paul Bradshaw non è mai stato adescato su internet da un nerd ciccione che si spacciava per una formosa playmate. Neanch’io, non fraintendetemi.
Il tempo di riprendermi dal piccolo shock, peraltro mai del tutto rielaborato, e la lezione ha toccato temi fondamentali per il giornalismo cibernetico contemporaneo. Come l’importanza di avere un account google per potere alzarsi ogni mattina in compagnia di Google Reader e dei 2000 articoli appena usciti sui 354 blog ai quali ci siamo abbonati tramite feed.
Diamo per scontato il fatto che, in un’ipotetica mattina di totale rincoglionimento, il cappuccino che teniamo in mano possa darci le energie appena sufficienti per leggere un paio di titoli e metà di un post che ci sembra vagamente interessante.
Il buon giornalista – e, mi permetto di avanzare, il buon cibernauta – dovrà però avere almeno un account con twitter e uno con delicious. Senza menzionare Facebook. Ora, non so se abbiate presente come funzioni twitter. Fondamentalmente, non fa altro che aggiungere altri 458 articoli online ai 2000 che già Google Reader ci forniva. Tocchiamo così quota 2458 articoli di giornali, riviste, magazine. Quanti quelli letti? Appena uno e un quarto (forse).
Delicious, poi, contribuisce ad espandere ancor più l’infinita galassia del nostro spaesamento. Permettendoci di taggare e bookmarkare articoli, blog e siti interessanti, e di condividerli con i nostri amici, pardon, contatti, fa sì che ci ritroviamo con un archivio di almeno 845.500 elementi interessanti da spulciare.
I miei 2458, più gli altri 843.042 che la rete globale pensa si addicano ai miei gusti.

L’evoluzione è compiuta. Il giornalista, o il semplice cittadino, smette di informarsi. Spizzica e sbocconcella qua e là, tagga e bookmarca a destra e a manca ma – per mancanza di tempo – sarà per sempre condannato a non leggere mai ciò che trova interessante, o ciò che gli altri trovano gli possa interessare.
L’espansione è a macchia d’olio. Orizzontale. In verticale, mai. Perchè scendere in profondità si può, ma solo a patto di avere tempo di approfondire. E non si dà approfondimento senza lettura.

Continuando a taggare, segnalare, mettere tra i preferiti a aggiungere sottoscrizioni, forse sguggiremo la consapevolezza del nostro triste destino. E saremo un po’ più interessanti agli occhi degli altri, questo sì.

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