Riflessione a caldo dopo il referendum costituzionale

(Scritto il mattino dopo il voto, sorseggiando caffè e constatando l’abbrutirsi del discorso politico su Facebook)

Ora, se invece di assumere un atteggiamento grillino da “noi” contro di “loro”, non-avete-capito-guardate-cosa-avete-fatto, stigmatizzando il voto avverso nella maniera più comoda e acritica possibile – ovvero brandendo lo spauracchio della dannatissima trinità Grillo-Salvini-Berlusconi – se invece di far questo, dicevo, si cercasse di capire e rispettare le ragioni per le quali milioni di elettori di sinistra hanno detto No, forse si contribuirebbe alla costruzione di un discorso critico che eviti quel genere di polarizzazione buoni contro cattivi che è poi il brodo di coltura perfetto per il proliferare di estremismi d’ogni sorta.

Se un voto propone una scelta Sì o No, ciascuno dei due fronti avrà degli elementi improponibili – di qua Briatore, Alfano e Ferrara, di lì i tre precedentemente citati. Lapalissiano. Mi aspetterei uno scarto di ragionamento in più.

Era un voto tecnico sul merito della riforma? Evidentemente questa riforma non è stata ritenuta tecnicamente adeguata a risolvere l’impasse in cui è versa questo Paese. Perché? Per i contenuti oppure perché il velo di retorica che vi si è depositato sopra ne ha impedito la lettura e la comprensione anche alla ben nota “casalinga di Voghera”? Nel primo caso, nulla da eccepire: il No è legittimo. Nel secondo, bisogna allora biasimare chi ha voluto trasformare un voto sulla Carta in un’elezione politica, da sommersi contro salvati.

Spostandosi sul piano politico, allora, ci sono almeno due considerazioni. Da una parte Renzi correva da solo, e come tale mai avrebbe potuto vincere in un’elezione politica. Perché ha corso da solo? Perché si è bruciato ogni ponte con i suoi ex alleati. Così non si vince. Mai.

D’altro canto, se voto politico doveva essere, allora gli italiani sono stati chiamati a giudicare l’operato del suo governo. Né più né meno. Attenzione: non l’operato di un eventuale e temuto governo futuro, che porterebbe all’espressione di un voto di paura e completamente acritico (“Renzi non mi ha convinto ma piuttosto che votare il fronte che temo, allora mi turo il naso e mi accontento”), ma l’operato di quello attuale. Giudicato evidentemente inadeguato rispetto alle promesse di partenza da milioni di elettori di sinistra. Tutto il resto è delusione e rabbia, che pure io ho provato ieri quando le circostanze in cui è maturato questo No mi hanno portato a dover mettere una X molto sofferta e a dover assistere, in diretta TV, all’ennesimo fallimento politico della mia amata sinistra.

Ebbene, l’unico modo per superare delusione e rabbia è dialogare, capire, migliorare. Lo stigma rievoca e allo stesso tempo anticipa tempi bui.

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