Il caso Le Monde Diplomatique. Giornalismo di qualità, fiducia dei lettori, conti in attivo: “dalla difensiva, alla conquista”

Il giornalismo di qualità premia? Forse sì. Si intitola “Chiamare un vittoria col suo nome” l’articolo in cui lo storico mensile di inchieste geopolitiche, Le Monde Diplomatique, annuncia di essere in attivo e in buona salute. Alla faccia della crisi, scoppiata drammatica otto anni fa.

Tutto questo grazie alla fiducia dei suoi lettori, non alla pubblicità, i cui introiti sono circa l’1% del totale. Ripeto: l’1% del totale.

Dal 2009, si legge nel pezzo, sono arrivate donazioni per oltre 1milione e mezzo di euro, gli abbonati sono cresciuti passando da 83mila nel dicembre 2015 agli attuali 94mila. La diffusione totale del mensile è stata, in media, di circa 157mila esemplari nel 2016 contro le 153mila copie nel 2015. Segno positivo ovunque.

Il rilancio passa anche per il digitale: le incredibili risorse d’archivio contano ora 35mila abbonati (erano 21mila alla fine del 2015), “coscienti che l’attualità mondiale non si riduce alle ultime tre dispute settimanali”.

Il buon stato di salute dei conti ha portato il direttore Serge Halimi a chiedere l’interruzione delle donazioni, venuto meno il carattere d’urgenza. Dalla sopravvivenza, l’obiettivo ora diventa l’espansione. “Dalla difensiva alla conquista”. Essere convintamente di sinistra non è mai stato un ostacolo, anzi.

© monde-diplomatique.fr

Sembra ieri quando, nel 2009, veniva lanciato l’appello ai lettori contro il “ciclone” economico che aveva devastato la redazione, al fine di salvare un giornalismo d’inchiesta in un periodo in cui proliferano “pagine del meteo, rubriche di consumo e copia-e-incolla” d’agenzia squalificanti.

Acquisti in edicola più regolari, abbonamenti, buoni regalo,  eventi, adesione all’associazione: queste le vie suggerite ai lettori per tornare a vedere la luce in fondo al tunnel – assieme ad contributo pubblico che permetteva di dedurre il 66% delle donazioni al giornale dalla dichiarazione dei redditi.

Oggi le cifre dicono che il giro d’affari è cresciuto del +10% rispetto al 2016, in parte grazie alla pubblicazione del Manuale di Economia Critica, ma soprattutto grazie ad un +16.7% del numero degli abbonamenti.

Lieti, a quanto pare, di finanziare dell’ottimo “giornalismo di interesse”, in grado di “consacrare due pagine ai minatori dello Zambia, alla marina cinese o alla società lettone”.

Due milioni di lettori, Le Monde Diplomatique è stato fondato nel 1954 da Hubert Beuve-Méry e conta 37 edizioni in 20 lingue. Dal 1996 è di proprietà per il 51% di Le Monde (contro cui non ha esitato a scagliarsi in passato). Il 49% delle quote sono di proprietà dei lettori, degli stessi giornalisti e lavoratori del mensile.

Il fatto che il crowdfunding di Valigia Blu, in Italia, stia andando bene, è un’altra splendida notizia in quest’ottica.

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