-8: letture estive invalide

“In Vecchie carte da gioco Rosellina Balbi affronta la questione di cosa significhi essere di sinistra. E soprattutto quella che definisce «la tragedia dell’uguaglianza». Conclude l’articolo così, sotto il mio evidenziatore giallo ben calcato: «Personalmente, sono ancora e sempre del parere che la distinzione da fare sia quella tra l’ eguaglianza e il diritto all’ eguaglianza: la prima non esiste (per fortuna): ciascuno di noi deve fare la sua corsa e arrivare dove potrà, saprà e vorrà. Altra cosa è la parità delle condizioni di partenza: è questo che la sinistra deve ottenere, così come deve continuare a battersi perchè la innegabile diversità tra gli uomini non diventi pretesto per la discriminazione e il sopruso dei forti nei confronti dei deboli».

[…]

Però così avevo trovato all’improvviso la mia risposta semplice all’ossessione di mio padre per il comunismo. O meglio, la risposta a me stesso, per i dubbi che mio padre mi aveva messo nella testa […] Fino alla lettura di parole semplici e chiare che mi mettevano tranquillo per sempre.
Nella sostanza, quell’articolo di Rosellina Balbi mi venne in soccorso anche per il senso che aveva avuto la mia vita fino ad allora, e i pensieri che mi avevano attraversato. […] Un articolo oggettivamente trascurabile, uscito nella pagina culturale di un quotidiano in un giorno qualsiasi, ha avuto un’importanza decisiva per i miei pensieri. Mi ha, diciamo così, rasserenato. E’ come per le canzoni stupide, che finiscono per appartenerti per tutta la vita perchè le hai ascoltate in un momento particolare, e anche se le ascolti dopo tanti anni ti commuovi ancora, perchè ti riportano in modo preciso a quel momento. Allo stesso modo puoi leggerti Marx, Marcuse, Lenin, Luxemburg, e anche Dostoevskij, Balzac, però poi un giorno, data la fragilità teorica, le debolezze emotive o politiche, leggi un articolo, lo senti preciso e determina qualcosa in te.”

Tratto da Il desiderio di essere come TUTTI, di Francesco Piccolo.

Un viaggio di formazione individuale e collettiva nella storia (della sinistra) italiana che  – se permettete un paragone – mi par essere il corrispettivo letterario del viaggio personale e palermitano del Pif di La mafia uccide solo d’estate. Entrambi utilizzano un linguaggio narrativo scanzonato, ironico, leggero e a tratti profondissimo.

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-9, citazione del giorno

“Non ti sentirai mai più del tutto a casa, perchè parte del tuo cuore sarà sempre altrove. Questo è il prezzo da pagare per quella ricchezza che consiste nel conoscere e amare persone diverse in più di un luogo”

“You will never be completely at home again, because part of your heart will always be elsewhere. That is the price you pay for the richness of loving and knowing people in more than one place”

, What it Feels Like to Leave London

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-10

Fra dieci giorni torno bipede.

Mi toglieranno il gesso, e potrò finalmente vantare il quadricipite femorale sinistro dei sogni, di diametro pari a quello di Roberto Carlos. A fronte della gambetta destra di un bambino poliomelitico.

Sarò praticamente Rafael Nadal montato al contrario.

photo

 

In questo piacevole mese di carrozzina, ho scoperto che – almeno a Como e Torino – si sono fatti passi da gigante per risolvere l’annoso problema delle barriere architettoniche. E che quei pochi monumenti che ostacolano il cammino possono essere superati grazie all’aiuto degli amici.

Pertanto accettate questo piccolo, zoppo consiglio: almeno fino al perfezionamento della macchina del teletrasporto, teneteveli buoni, che senza di loro non si va da nessuna parte.

rat-man barriera architettonica

E visto che questo blog doveva essere in teoria un luogo ispirato da una certa qual vocazione informativa, vi segnalo il blog  di Fabrizio Marta alias Rotex, affetto da osteogenesi imperfetta ma soprattutto Cavaliere della Repubblica al merito (pensare che abbia condiviso questo titolo onorifico con un altro, ben più famoso “Cav” fa accapponare la pelle) per aver contribuito alla divulgazione dei diritti dei disabili e al turismo accessibile.

La photogallery di viaggi a due ruote sul suo sito è di una leggerezza rara, soave e bellissima.

In questo momento sta rotellando in Finlandia, e a lui va il mio pensiero.

Buon ferragosto a tutti!

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“… as good evening sounds too depressing”

E’ stato l’attore della mia infanzia.

Avrò rivisto Jumanji dieci volte – mai abbastanza – e Hook – Capitan Uncino un numero forse ancora maggiore. Mi commuovevo in silenzio, sempre, perchè da piccolo mi vergognavo di piangere di fronte ai miei genitori, e trattenevo le lacrime.

Bastava già mio padre con quegli occhi lucidi sistematici, prevedibili, anche nel vedere Die Hard – Trappola di Cristallo.  

Mi ricordo arrivare ormai adolescente a casa dei miei zii – quelli con i primi televisori giganti, dolby surround, schermo che tende al piatto  – e notare quella VHS (una “cassetta”) di Jumanji posata sul mobiletto della TV. Chiesi se potevo vederla anche se mi consideravo già grande, e avevo ovviamente smesso da un pezzo di rivedere i film di quando ero piccino. Adolescente com’ero, mi sedetti e passai un pomeriggio a guardare quel ‘film per bambini’ – uno dei miei preferiti – forse per l’ultima volta.

Sull’onda emozionale dei telegiornali, questa sera ho deciso di vedere uno dei suoi capolavori che mi ero fin qui perso, Good Morning Vietnam. 

L’ho rivisto in inglese, con accanto mio padre. Durante questa scena – per lui assolutamente incomprensibile – rideva di gusto, felice, con gli occhi un po’ gonfi ma senza darlo a vedere.

Rideva senza neanche sapere il contenuto di quei dialoghi. Non importava: sono bastati la sua mimica, il suo tono di voce, le sue imitazioni a braccio, la sua espressione.

Accanto a mio padre, sono tornato a commuovermi.
Tutto d’un tratto, in quel momento, sono tornato il bambino di un tempo – pure io con gli occhi lucidi, ma senza più nasconderli, finalmente.

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Meme generator

Da questa foto pubblicata su Facebook con ironico citar di Kipling:

“Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te la perdono […] Tua sara’ la Terra e tutto ciò che è in essa, e quel che più conta sarai un Uomo, figlio mio!

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Quel genio del mio ex coinquilino ha tirato fuori una serie di meme da contemplare senza trasporto, con assoluto distacco.

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Torino

«Torino non è una città simpatica, è anzi dura, aspra, esigente, è la città che dopo il tradimento di Villafranca fischiò gli alleati francesi che avevano vinto da soli a Magenta e lasciato tremila commilitoni sul campo di Solferino, che cent’anni dopo accolse nel gelo gli immigrati del Sud, ma è a suo modo generosa di sè: capitale d’angolo condannata a creare per il beneficio altrui, a costruire cose destinate ad andarsene. Per due volte in un secolo Torino ha fatto l’Italia, a San Martino e a Mirafiori, con i fanti e con gli operai, e per due volte l’Italia se n’è andata, la capitale a Firenze e poi a Roma, le fabbriche per una sorta di contrappasso al Sud.»

Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 24 maggio 2004.

 

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Aggiornamento

E’ un sacco che non scrivo su questo blog. E’ addirittura la prima volta che uso l’interfaccia nuova di WordPress. Se avessi dei lettori, mi scuserei con loro.

Scrivo ora da Torino, città nella quale mi sono trasferito per un nuovo lavoro che mi lascerà probabilmente poco tempo per aggiornare con regolarità queste pagine.

Farò del mio meglio, scrivendo di ogni cosa interessante della mia vita online e offline – eccetto che di pallone .

Per esempio, da Facebook scopro un link ad un piccolo programmino che permette di calcolare quanto tempo della mia vita ho sprecato su Facebook (il cerchio si chiude).

facebook time machine

 

Ricordo ancora quel giorno, nella mia casa di studente a Bologna: da lì a poco sarei partito per l’Australia, dove avrei scoperto molte cose, tra cui l’avere una passione per scrivere roba corta, che non richiedesse la costanza certosina di un romanziere.

Da quel 23 giugno 2008 – mi stavo per laureare alla triennale – non mi è andata poi troppo male, se questo calcolo approssimativo è corretto. Nonostante passi sempre meno tempo su Facebook – il mio engagement rate è sprofondato, roba che dovrebbe far pensare gli studiosi di comunicazione dei media e gli stessi giornalisti quando condividono del contenuto online – e spesso, dicevo, mi scopra urtato dal dover rispondere a una notifica o ad un messaggio di chat che richiede la mia immediata quanto innecessaria attenzione, mi piace pensare  di averci guadagnato qualcosa, in questo scambio: ho consegnato volontariamente 24 giorni della mia vita – oltre a tutti i miei dati personali – e ci ho guadagnato molte risate, qualche amico e numerosi, interessanti spunti di riflessione. Poteva andarmi peggio.

Ho un po’ di insonnia, stasera.

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Tutte i più bei reportage à la Snowfall dell’anno passato

Avete presente quelle bellissime narrazioni di lungo respiro che vanno tanto di moda ora nel giornalismo contemporaneo? Quel fenomeno multimediale HTML5/CSS3 che Mario Tedeschini Lalli definisce “lunga inchiesta trattata con gli strumenti di narrazione multimediale che scardinano la tradizionale pagina web e si offrono a una fruizione particolarmente efficace su tablet,” ovvero il cosiddetto snowfalling…?

Ecco. C’è un documento che raccoglie tutte le migliori. Scusate l’autoreferenzialità di questo tweet

Buona scrollata. Fatemi sapere se vi soffermate anche a leggere la storia, una volta esauritasi la fascinazione per il layout grafico.
Grazie Kasimir per la segnalazione. 

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Questo me lo segno qui, che se no lo perdo.

E… appunti sugli appunti sugli appunti dall’ONA-TORINO.

Giorni un po’ frenetici, di cambiamento. Tornerò ad aggiornare il blog presto, lo prometto!

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Dovunque suoni la melodia, la nota blues è sempre iperlocale.

Il blues deve quella sua maniera seduttiva, malia sospesa e ipnotica, ad una nota: la cosiddetta  blue note.
Niente più che una diminuzione nella scala tonale, in fondo, ma che non esce più dalla testa.

Questa settimana sarò ospite per il secondo anno degli amici di VareseNews e del loro Festival GLocal.
Quotidiano online locale, VareseNews. Spesso e volentieri iperlocale.

Parli con gli amici, salta fuori l’argomento del giornalismo, e immediatamente pensi al grande pezzo del quotidiano nazionale, ai palazzoni romani, agli studi televisivi di Nuova Iorc, ai grandi documentari, o quell’altra casta, “che tanto sono tutti uguali, vatti a fidare“.

Nell’immaginario comune l’iperlocale è ignorato, diventa  una diminuzione nella scala tonale del giornalismo.
Non proprio inesistente, ma di sicuro ininfluente.

E poi un giorno scopri che, mentre su Twitter le grandi firme dei palazzoni milanesi e romani (tutti gran compagnoni) annuiscono e condividono con dozzinale esterofilia e un tantino di bile il grande progetto del New York Times – un giorno scopri che un amico giornalista coinvolge l’intera redazione del proprio quotidiano locale e iperlocale per un estenuante giro della provincia, dalla grande città alla più piccola delle frazioni, con l’obiettivo di ascoltare il respiro del proprio territorio, il richiamo dei propri lettori, il ritmo del proprio, piccolo mondo iperlocale. 

Quarta diminuita, seduttiva e ipnotica. In diretta, in tempo reale, senza possibilità di errore.
Pura improvvisazione (o quasi). 

Un ritmo blues, appunto, che le grandi firme dei palazzoni hanno smesso di sentire, ormai da anni.

Mentre da Londra, ombelico del mondo global, mi preparo a tornare per (re)imparare a suonare la dolce melodia del giornalismo iperlocale, ripenso a dove tutto è iniziato. 

milena libera milocca

 

Un blog di paese. Il mio paese, poco più di 2,000 abitanti, nel cuore della Sicilia.
Si chiama Milena.

Ho iniziato a scrivere proprio qui, mentre mi trovavo in Australia. A coinvolgermi fu mio zio Alfonso, il medico del paese (ma definirlo così sarebbe riduttivo). Negli anni, ho contribuito come potevo, da Londra dall’Italia dall’Argentina, a volte senza neanche prendermi la briga di inviar nulla, che tanto sapevo che lo zio sarebbe venuto a pescare le foto più belle dal mio blog, senza che lo avvisassi. Poi passano i mesi, e mi ricordo che senza questo piccolo esperimento di giornalismo partecipativo, fatto per tenere assieme una comunità di poche anime, vicine ma soprattutto lontane, io non sarei nulla, e non sarei certo qui ad annuire e condividere con dozzinale esterofilia link su Twitter, sperando segretamente di essere ammesso nel cerchio dei più fighi.

 

 

A settembre, Milena Libera ha toccato 5 milioni di visite.

Milena.Wordpress è un blog, dove i vari membri si scambiano opinioni, fatti, idee  e commenti su quello che accade nel mondo.

Un sito wodpress, un indirizzo email, una scheda “Proponi” e un’altra che recita “Iscriviti”.

Tutto qui.
Milena Libera, bellissima creatura, vieni letta e commentata in tutti questi paesi.

Un blog che è (non fa) comunità. Proprio come il #141tour di VareseNews.

Un blog collaborativo, fatto di storie, provocazioni, campagne, risate, vignette, foto di emigrati, commenti e polemiche.

Ci si riempie tanto la bocca di engagement, ma il vero coinvolgimento lo fa chi apre tutte le porte ai lettori, butta via i lucchetti, e scende in strada ad ascoltare il ritmo blues del proprio, piccolo angolo di mondo.

Mi piace terminare in sospensione, con una canzone tanto ascoltata mentre ero in Argentina, suonata da un mitico chitarrista di un altro mondo.

La mia dimensione iperlocale di allora, ricordata nella cosmopolita Londra, con la carta di imbarco per Malpensa e la testa alla Sicilia più profonda e più amata.   

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