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Sentire il silenzio

Torno a scrivere sul blog dopo tanto tempo perché non voglio dimenticare la sensazione più dolorosa provata in vita mia dentro un cinema, dopo la visione di un film.

Quasi mi vergogno a scriverlo: dopo la visione della realtà, dovrei dire.

Al termine della proiezione de La Voce di Hind Rajab, mentre scorrevano i titoli di coda, la sala è piombata in un mutismo irreale. Sensazione di incomodità anche solo nel far scricchiolare il seggiolino, alzandosi. Tutti in silenzio. Assenza totale di suono… alla fine di un film costruito su una voce, su degli spari, su una cannonata.

Seduti fino all’ultima scritta, dicevo, fino all’ultimo credito. Poi ci si è alzati, piano piano, ma con gli occhi bassi e lucidi. Nessuno ha incrociato lo sguardo col vicino. Movimenti lenti per prendere i cappotti. Qualcuno si è asciugato le lacrime. Zitti fino all’uscita, passando prima per il bagno a darsi una sciacquata alla faccia, quasi per togliersi di dosso il turbamento.

C’era un ristorante sopra il cinema, abbiamo optato per prendere la macchina e raggiungere un altro posto in cui mangiare, così da darci più tempo per decomprimere. “Andare al ristorante”… fa male quasi solo a scriverlo.

Non voglio dire di più. Non so dire altro. La parola non basta, per tutta questa sofferenza.

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