{"id":27,"date":"2010-09-30T16:54:00","date_gmt":"2010-09-30T16:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost:undefined\/?p=27"},"modified":"2010-09-30T16:54:00","modified_gmt":"2010-09-30T16:54:00","slug":"giornalismo-nuove-frontiere-unespansione-orizzontale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilmonella.com\/?p=27","title":{"rendered":"Giornalismo, nuove frontiere: un\u2019espansione orizzontale"},"content":{"rendered":"<p>Pochi giorni fa mi \u00e8 capitato di assistere ad una lezione introduttiva di <a href=\"http:\/\/onlinejournalismclasses.tumblr.com\/\"><i>Online Journalism<\/i><\/a> alla City University of London. Il giovane rampollo del web, tale Paul Bradshaw, l&#8217;ha sparata subito grossa:<\/p>\n<p><i><span style=\"font-size: x-small;\">&#8220;if something is online, it is perceived as part of reality, but if it is not it might as well not exist&#8221;<\/span><\/i><\/p>\n<p>Una piccola citazione che presuppone un rovesciamento copernicano di prospettiva. Non \u00e8 pi\u00f9 la realt\u00e0 che determina il <i>web<\/i> ma il contrario: \u00e8 il <i>web<\/i> a stabilire cosa \u00e8 reale o no. Evidentemente Paul Bradshaw non \u00e8 mai stato adescato su internet da un nerd ciccione che si spacciava per una formosa playmate. Neanch&#8217;io, non fraintendetemi.<br \/>Il tempo di riprendermi dal piccolo <i>shock<\/i>, peraltro mai del tutto rielaborato, e la lezione ha toccato temi fondamentali per il giornalismo cibernetico contemporaneo. Come l&#8217;importanza di avere un account <i>google<\/i> per potere alzarsi ogni mattina in compagnia di <i>Google Reader<\/i> e dei 2000 articoli appena usciti sui 354 blog ai quali ci siamo abbonati tramite <i>feed<\/i>.<br \/>Diamo per scontato il fatto che, in un&#8217;ipotetica mattina di totale rincoglionimento, il cappuccino che teniamo in mano possa darci le energie appena sufficienti per leggere un paio di titoli e met\u00e0 di un post che ci sembra vagamente interessante.<br \/>Il buon giornalista &#8211; e, mi permetto di avanzare, il buon cibernauta &#8211; dovr\u00e0 per\u00f2 avere almeno un account con <i>twitter<\/i> e uno con <i>delicious<\/i>. Senza menzionare Facebook. Ora, non so se abbiate presente come funzioni <i>twitter<\/i>. Fondamentalmente, non fa altro che aggiungere altri 458 articoli online ai 2000 che gi\u00e0 <i>Google Reader<\/i> ci forniva. Tocchiamo cos\u00ec quota 2458 articoli di giornali, riviste, magazine. Quanti quelli letti? Appena uno e un quarto (forse).<br \/><i>Delicious<\/i>, poi, contribuisce ad espandere ancor pi\u00f9 l&#8217;infinita galassia del nostro spaesamento. Permettendoci di <i>taggare<\/i> e<i> bookmarkare<\/i> articoli, blog e siti interessanti, e di condividerli con i nostri amici, pardon, contatti, fa s\u00ec che ci ritroviamo con un archivio di almeno 845.500 elementi interessanti da spulciare.<br \/>I miei 2458, pi\u00f9 gli altri 843.042 che la rete globale pensa si addicano ai miei gusti.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione \u00e8 compiuta. Il giornalista, o il semplice cittadino, smette di informarsi. Spizzica e sbocconcella qua e l\u00e0, tagga e bookmarca a destra e a manca ma &#8211; per mancanza di tempo &#8211; sar\u00e0 per sempre condannato a non leggere mai ci\u00f2 che trova interessante, o ci\u00f2 che gli altri trovano gli possa interessare.<br \/>L&#8217;espansione \u00e8 a macchia d&#8217;olio. Orizzontale. In verticale, mai. Perch\u00e8 scendere in profondit\u00e0 si pu\u00f2, ma solo a patto di avere tempo di approfondire. E non si d\u00e0 approfondimento senza lettura.<\/p>\n<p>Continuando a taggare, segnalare, mettere tra i preferiti a aggiungere sottoscrizioni, forse sguggiremo la consapevolezza del nostro triste destino. E saremo un po&#8217; pi\u00f9 interessanti agli occhi degli altri, questo s\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi giorni fa mi \u00e8 capitato di assistere ad una lezione introduttiva di Online Journalism alla City University of London. 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