{"id":944,"date":"2012-01-20T01:25:43","date_gmt":"2012-01-20T01:25:43","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost:undefined\/?p=944"},"modified":"2012-01-20T01:25:43","modified_gmt":"2012-01-20T01:25:43","slug":"pure-i-giovani-giornalisti-ora-fanno-casta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilmonella.com\/?p=944","title":{"rendered":"Pure i giovani (?) giornalisti ora fanno casta?"},"content":{"rendered":"<p>Tempo addietro mi \u00e8 arrivato via mail il comunicato stampa di <em><a href=\"http:\/\/www.youthpressitalia.eu\/\">Youth Press Italia<\/a><\/em>, associazione ggiovane di cui ho fatto parte in passato, per cui ho realizzato un servizio \u2013 senza mai aver visto il pagamento promesso \u2013 e con la quale non ero pi\u00f9 in contatto da tempo. Il comunicato stampa inizia cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abAbolire l\u2019elenco dei pubblicisti dall\u2019albo dei giornalisti rappresenterebbe un errore madornale e l\u2019ennesimo durissimo colpo alla qualit\u00e0 del sistema dell\u2019informazione italiana\u00bb. Cos\u00ec il presidente di Youth Press Italia, l\u2019associazione dei giovani giornalisti italiani, Simone d\u2019Antonio, commenta la possibilit\u00e0 di abolizione dell\u2019elenco dei pubblicisti, paventata dal comma 5 dell\u2019articolo 3 del decreto legge 138\/2011, che colpirebbe oltre 80mila giornalisti italiani a partire dal prossimo mese di settembre.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>La ribellione di una mini-casta, quella dei <em>paria<\/em> del giornalismo. Una casta che non d\u00e0 privilegi, non d\u00e0 vantaggi, ma si trascina addosso solamente costi e oneri. C\u2019\u00e8 il tesserino, tuttavia. E allora si fa corporazione. Perch\u00e9 avere la tessera, in Italia, \u00e8 uno <em>status symbol,<\/em> anche se con quella ci entri s\u00ec e no gratis alle partite di pallone.<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abL\u2019eventale approvazione di una simile misura \u2013 prosegue d\u2019Antonio \u2013 produrrebbe una finta liberalizzazione del settore a scapito come sempre dei pi\u00f9 deboli: precari, giovani praticanti pubblicisti e tutti coloro che non possono permettersi di pagare le costosissime iscrizioni ai master delle scuole di giornalismo, nonch\u00e8 giovani giornalisti che vedrebbero peggiorare ancora di pi\u00f9 le condizioni del proprio lavoro o non potrebbero neanche pi\u00f9 esercitarlo legalmente\u201d<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Peggiorare? Come pu\u00f2 peggiorare la condizione di chi ancora arriva a prendere 5 euro ad articolo lavorando per il Corriere di ******<\/strong>, <strong>per un netto orario (togliendo benzina e spese varie) di 0,50\u20ac all\u2019ora?<\/strong> (<span style=\"text-decoration: underline;\">storia vera<\/span>). Invece che salutare con gaudio un primo passo verso l\u2019abolizione di un ordine totalmente inutile e anacronistico, fatto di privilegi, pensioni e giornalisti annoiati di mezza et\u00e0 che <em>Twitter<\/em> non sanno neanche pronuciarlo, la piccola castina del tesserino&#8230;<\/p>\n<blockquote><p><em>condanna fortemente questa deriva, che minaccerebbe l\u2019intero sistema mediatico nazionale. <\/em>E\u2019 noto a tutti che pi\u00f9 della met\u00e0 dei contenuti giornalistici prodotti nel nostro paese viene realizzato da pubblicisti. Metterli fuori gioco costiturebbe un danno per tutte le redazioni e, pi\u00f9 in generale, per quel pluralismo dell\u2019informazione che \u00e8 alla base di ogni sano sistema democratico.<\/p><\/blockquote>\n<p>Metterli fuori gioco? Ma qui non stiamo parlando di eliminazione fisica, ma dell\u2019eliminazione di una tessera, che non inficia assolutamente la professionalit\u00e0 e la bravura nel produrre contenuti da parte dei piccoli giornalisti spauriti senza la tesserona. E se il sistema non li premia, beh, non \u00e8 certo colpa loro, ma del sistema. E pertanto va&#8217; cambiato il sistema.<\/p>\n<blockquote><p><em>E\u2019 necessario continuare a tutelare la categoria nelle forme pi\u00f9 adeguate anche per garantire sbocchi e opportunit\u00e0 a chi non ha avuto l\u2019opportunit\u00e0 di svolgere il praticantato giornalistico da professionista, a chi sceglie di voler continuare ad operare da free-lance, ma anche a chi sta ancora completando il percorso per il conseguimento del tesserino di pubblicista e rappresenta il futuro di questa professione\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Come non detto. A parte che <em>freelance<\/em> si scrive tutto attaccato, il futuro non sta nel mantenimento di un micro-ordine interno alla casta, ma nell\u2019apertura verso un mercato lavorativo normale, dove sia possibile sfogliare gli annunci di lavoro, essere assunti per merito (e non per l\u2019appartenenza ad un ordine), provare, sbagliare, farsi correggere, dimostrare il proprio valore e, nella peggiore delle ipotesi, essere rimpiazzato con qualcuno pi\u00f9 bravo o pi\u00f9 al passo coi tempi.<\/p>\n<p>Ma qui viene il bello:<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>Introdurre un esame di Stato anche per l\u2019accesso all\u2019elenco dei pubblicisti e permettere a tutti i giovani giornalisti gi\u00e0 pubblicisti<\/em><\/strong><em> che lo vogliano di poter transitare nell\u2019elenco dei professionisti attraverso un apposito esame rappresentano non solo le soluzioni pi\u00f9 auspicabili ma le uniche possibili per salvaguardare conteporaneamente la qualit\u00e0 dell\u2019informazione e la libert\u00e0 di accesso alla professione.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma, la soluzione per i ggiovani di <em>Youth Press<\/em> \u00e8 quella di introdurre un\u2019altra barriera alla professione, affinch\u00e8 anche la micro-casta si senta protetta e tutelata \u2013 le rimane solo quello, visto che in pratica di altri vantaggi non ce ne sono.<\/p>\n<p>Faccio chiudere a <a href=\" http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/giornalisti-senza-ordine-2\/\u00f9\">Federico Rampini<\/a>, decano del giornalismo \u2013 anch&#8217;egli tesserato \u2013 ma che almeno respira un\u2019aria diversa. Ha viaggiato, ha scoperto cosa succede dietro il campicello di casa sua e ha notato che l\u00e0 fuori, al di l\u00e0 delle alpi, il giornalismo \u00e8 una professione come le altre. Dove sono i migliori ad andare avanti. Non i ggiovani che aspirano a mendicare le briciole nella stanza della loggia antica, dove i grandi si radunano e fingono simpatia verso le tenere, povere nuove generazioni.<\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 un male antico la sottomissione di una parte del giornalismo italiano a logiche di potere, di partito, di mafie, di cordate. [\u2026 ] Non ricordo che l\u2019Ordine si sia distinto per la sua efficacia nel difendere giornali aggrediti e intimiditi dal potere politico, o scalati da cordate finanziarie che volevano usarli come strumenti di pressione. Non mi risulta che l\u2019Ordine abbia scatenato campagne coraggiose contro la lottizzazione della Rai, o contro l\u2019ascesa del monopolio di Berlusconi nella tv commerciale.<br \/>\nSforzando la mia memoria non riesco a trovare un solo episodio di \u00abmala-informazione\u00bb \u2013 notizie false, palesemente partigiane, comprate e vendute \u2013 che sia stato rivelato e punito con severit\u00e0 dall\u2019Ordine.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti non esiste un Ordine dei giornalisti. L\u2019accesso dei giovani a questo mestiere risponde a normali logiche professionali: un mercato del lavoro esigente e competitivo seleziona su basi meritocratiche, premia i pi\u00f9 bravi.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>L\u2019unica funzione reale dell\u2019Ordine dei giornalisti in Italia \u00e8 quella di creare una ulteriore barriera artificiosa all\u2019ingresso nella nostra professione. Si separa chi ha il privilegio di star dentro da chi sta fuori, gli insider dagli outsider. Questa barriera \u00e8 costruita attraverso un esame di accesso e altri requisiti che non misurano la competenza o la professionalit\u00e0, n\u00e9 esercitano un qualsivoglia filtro di controllo sull\u2019etica, la correttezza, l\u2019indipendenza di giudizio. L\u2019ostacolo al libero esercizio della professione crea una rigidit\u00e0 ulteriore sul mercato, che si aggiunge ad altre rigidit\u00e0 gi\u00e0 diffuse in Italia nei rapporti di lavoro. Per i giovani italiani \u00e8 pi\u00f9 difficile diventare giornalisti.<br \/>\n[\u2026] Le redazioni dominate da cinquantenni e sessantenni non sono necessariamente le pi\u00f9 adatte per parlare alle generazioni dei loro figli o nipoti.<\/p>\n<p>[\u2026]\u00a0Dalle banche alle assicurazioni, dai trasporti all\u2019energia, dai servizi municipali ai notai e ai farmacisti, non c\u2019\u00e8 un solo caso in cui l\u2019esistenza di monopoli, oligopoli, lobby e corporazioni abbia portato dei benefici alla collettivit\u00e0. La corporazione dei giornalisti non fa eccezione.<\/p>\n<p>I privilegi, anche quando sono piccoli, sono sempre privilegi: diminuiscono la credibilit\u00e0 morale e l\u2019autorit\u00e0 di chi ne trae profitto.<\/p>\n<p>La cultura delle regole, lo Stato di diritto, la societ\u00e0 aperta, si difendono non con i sermoni ma con i comportamenti.L\u2019Ordine dei giornalisti merita una sepoltura veloce e senza rimpianti. La sua soppressione non guarir\u00e0 di per s\u00e9 l\u2019antico vizio di una parte del giornalismo italiano di lavorare \u00abin ginocchio\u00bb. Non scompariranno per miracolo il servilismo, l\u2019opportunismo, la faziosit\u00e0, la pigrizia o la vilt\u00e0. Ma se non altro senza l\u2019Ordine diventer\u00e0 un po\u2019 meno difficile praticare questo mestiere per quei giovani che hanno grinta, talento, idee da far valere.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo addietro mi \u00e8 arrivato via mail il comunicato stampa di Youth Press Italia, associazione ggiovane di cui ho fatto parte in passato, per cui ho realizzato un servizio \u2013 senza mai aver visto il pagamento promesso \u2013 e con la quale non ero pi\u00f9 in contatto da tempo. 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