Il funerale di Enzo Baldoni (che poi non è andato esattamente secondo i suoi piani, ma pazienza)

Sto studiando per l’orale dell’esame di Stato da giornalista professionista e mi sono imbattuto nella biografia di uno dei tanti reporter uccisi facendo il mestiere più bello di tutti. Parlo di Enzo Baldoni, ammazzato in Iraq nel 2004 dopo un breve rapimento. La sua salma rientrò in Italia solamente sei anni dopo, quando si poterono finalmente celebrarne le esequie.

Stando a quanto riportano la pagina Wikipedia e tanti altri blog, come questo del Sole 24 Ore, lui avrebbe voluto che si fossero tenute così:

«Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato. Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita. Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega. Basta che non facciate come nel Grande Lebowski.»

Enzo Baldoni, messaggio inviato in una delle sue mailing list

Un’idea che trovo splendida e che in fondo non disdegno neanche io, per il momento in cui anche a me toccherà dire: “arrivederci”. E pazienza se poi la realtà faccia scansare questa colorata e allegra speranza e riporti mestamente la barra a dritta.

Gonfalone, occhiali scuri e compita asciuttezza, come si vede dalle foto del funerale di Baldoni “nella piccola chiesa di Santa Maria della Pietà di Preci (Perugia)”. “Così si è fatto pensando al papà di Enzo, Antonio, 88 anni, e anche Enzo metterebbe il suo babbo al primo posto”, riportano le cronache dell’epoca.

Del funerale fatto di canti, balli, risa, scherzi, cibo e sesso, senza retorica, rimangono le foto con il sorriso, una frase di Marguerite Yourcenar e una bella tomba a forma di balena.

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